Quando manca l’osso ?

Quando manca l’osso ? Serve innesto d’osso. La condizione necessaria al posizionamento di un impianto dentale è la presenza adeguata di osso.

In tutta generalità servono 8 mm di altezza e 4,5 mm di spessore di osso per posizionare un impianto.

Se questa quantità non c’è allora ci si trova in una condizione di carenza d’osso. In tale condizione non è più sufficiente il solo posizionamento dell’impianto ma si rende necessaria una aggiunta d’osso, la cosiddetta rigenerazione ossea o GBR.

Le tecniche di GBR sono molteplici ed operatore sensibili, ovvero dipendono molto dall’abilità ed esperienza del chirurgo, per cui quando devi scegliere un implantologo assicurati che sia in grado di gestire anche casi di rigenerazione ossea. Vedi Come scegliere l’implantologo.

Possiamo distinguere le tecniche di rigenerazione ossea in contestuali all’impianto o in pre-implantari. La scelta tra una e l’altra dipende dalla quantità di osso necessario da rigenerare, in caso di grosse quote si prediligono le tecniche pre-implantari.

Le tecniche contestuali all’impianto prevedono il posizionamento dell’impianto e la simultanea aggiunta d’osso per compensare la carenza in zone specifiche; quindi un unico intervento per impianto e osso.

Le tecniche pre-implantari richiedono invece un intervento preliminare per rigenerare l’osso e dopo guarigione avvenuta , 6/8 mesi, un secondo intervento per posizionare l’impianto.

L’osso che viene usato per la rigenerazione ha funzione di impalcatura che con la guarigione viene scalata e sostituita dall’osso proprio del paziente.

L’osso che viene usato per la rigenerazione è di derivazione:

  • sintetica: ovvero creato in laboratorio
  • animale: componente non organica sterilizzata con processi chimici e fisici
  • omologa o di banca: osso di donatore, solo la parte non organica sterilizzata con processi chimici e fisici
  • autologo o del paziente stesso: osso prelevato dal paziente stesso nella bocca o da sedi esterne come tibia, anca, cranio

Il materiale più studiato ed utilizzato è quello di derivazione animale, mentre l’unico che oltre a fungere da impalcatura stimola anche la formazione cellulare è l’osso autologo.

La domanda più frequente è se esistono rischi di rigetto. La risposta è no, perchè si parla di innesto e non di trapianto. In altre parole si utilizza solo materiale non vivo, la parte dura dell’osso che quindi non può essere rigettata. Esiste tuttavia il rischio di mancata integrazione e riassorbimento, ovvero può capitare che l’osso innestato non leghi l’osso ricevente oppure che l’osso innestato venga completamente riasorbito dall’osso ricevente. In entrambi i casi l’esito è un insufficiente risultato e la necessità di un nuovo intervento.

Le statistiche di successo sono molto variabili e operatore dipendente, presso lo studio dentistico dr. Michele Cordioli possiamo vantare tassi di successo nelle tecniche contestuali all’impianto del 93% ed un tasso di successo dell’87% per tecniche pre-implantari. Presso le nostre strutture gli interventi più complessi vengono eseguiti da chirurgo maxillo-facciale + odontoiatra implantologo + anestesista ed assistenti chirugiche per il massimo della sicurezza e qualità.

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